2001 - 2003

L'istruttoria per la decisione.
Studio di Impatto Ambientale - SIA

La procedura di infrazione con la Commissione europea

L'Europa interviene: il Mose sotto la lente delle norme comunitarie.
I primi contatti tra la Commissione Europea e le autorità italiane, sulla questione dell’affidamento in concessione al Consorzio Venezia Nuova delle attività di salvaguardia, risalgono al 1994. La necessità di un ripristino delle regole comunitarie è ribadita anche dal Parlamento europeo nella Risoluzione sulla situazione di crisi di Venezia dell’11 maggio 1999 dove si chiede che “il Governo italiano, di concerto con le autorità locali e regionali, rispettando le norme europee in materia di appalti e concessioni, prenda decisioni tempestive e soluzioni efficaci, che tengano in considerazioni le nuove tecnologie, per il miglioramento della mobilità urbana e per la migliore soluzione del problema dell’acqua alta che si basi anche su un progetto integrato di risanamento ambientale della laguna e della gronda lagunare, di rafforzamento delle fondazioni della città e di ripulitura dei suoi canali”.
Sull’affidamento al Consorzio Venezia Nuova venivano, nel contempo, esplicitate le ipotesi di contrasto con i principi generali che il Trattato comunitario dettava in materia di concorrenza e anche con la direttiva Cee in materia di procedure e aggiudicazione di appalti di lavori pubblici del 1971, allora vigente. Peraltro, secondo alcune interpretazioni il legislatore avrebbe sancito la possibilità e non l’obbligo del ricorso a tale forma di affidamento.
 

Nel 1993, il legislatore aveva già chiesto di superare il sistema della concessione unica dello Stato al Consorzio Venezia Nuova, delegando il Governo (Legge 24/12/1993, n. 537, Interventi correttivi di finanza pubblica, art. 12, c. XI.) a emanare disposizioni dirette a razionalizzare l’attuazione degli interventi per la salvaguardia della laguna di Venezia, secondo rigorosi criteri di adeguamento alla normativa comunitaria. Il decreto legislativo 13 gennaio 1994, n. 62, Norme dirette ad assicurare la razionalizzazione degli interventi per la salvaguardia della laguna di Venezia, stabiliva che i compiti di studio, ricerca, sperimentazione e progettazione delle opere volte alla salvaguardia, la predisposizione del Piano generale unitario degli interventi, i controlli tecnici di qualità delle progettazioni esecutive, i compiti per la raccolta e la elaborazione dei dati dovevano essere affidate ad un’apposita società per azioni costituita d’intesa tra il Ministero dei lavori pubblici e la Regione Veneto. Fu stabilito di ridefinire la concessione di cui all’art. 3 della legge n. 798/1984 e la relativa convenzione quadro del 4 ottobre 1991, n. 7191, al fine di assicurare il rispetto dei principi recati dalla legge n. 139/1992 nel rispetto della normativa comunitaria e nazionale riservando al Magistrato alle acque l’espletamento delle gare per l’affidamento delle altre opere di competenza dello Stato.

 
Con legge di conversione 31 maggio 1995, n. 206, del decreto-legge 29 marzo 1995, n. 96, vennero abrogati i commi III e IV dell’art. 3 della legge n. 798/1984, riguardanti la possibilità di rivolgersi ad un unico concessionario. Evidentemente la norma non ebbe effetti producendo il contenzioso con la Commissione europea per la presunta violazione delle norme comunitarie sulla concorrenza.

È con l'invio della lettera di messa in mora del 22 gennaio 2001 che la Commissione Europea contesta ufficialmente e notifica all’Italia la violazione delle direttive comunitarie in tema di appalti di lavori pubblici e di pubblici servizi: nella lettera si avanzano specifiche contestazioni, prima fra tutte quella relativa al rapporto tra Magistrato alle Acque e Consorzio Venezia Nuova quale “concessionario”, in quanto, a seguito di apposite convenzioni, erano stati stipulati contratti di appalto a trattativa privata - senza, quindi, pubblica gara - laddove, secondo la Commissione, non ricorrevano le condizioni di carattere tecnico-giuridico che legittimassero l'affidamento fiduciario. La Commissione ritiene che le convenzioni stipulate tra MAV e CVN sono veri e propri appalti di lavori e servizi e quindi, in quanto tali, dovrebbero essere sottoposti a ordinarie procedure di gara.
Riguardo alla messa in mora, la Presidenza del Consiglio fornisce dapprima dei chiarimenti alla Commissione Europea in una nota del 26 aprile 2001. Infine, il 2 marzo 2002 viene prospettata una soluzione dal Ministro Buttiglione al Commissario Bolkestein, tesa a conciliare l'obiettivo propugnato dalla Commissione di apertura del mercato con l'esigenza di proseguire l'azione di salvaguardia già avviata, così delineata:

  • affidamento mediante gara, in conformità con le pertinenti disposizioni nazionali e comunitarie, della realizzazione degli interventi di difesa dei centri urbani e delle insulae (rinforzo delle rive e sovralzo delle pavimentazioni), nonché della fornitura delle componenti elettromeccaniche destinate a completare le opere di regolazione delle maree;
  • assegnazione al Consorzio Venezia Nuova, sulla base delle vigenti disposizioni, della realizzazione della componente di ingegneria civile delle opere alle bocche di porto, nonché i connessi interventi di recupero della morfologia lagunare.
Sotto un profilo quantitativo, su un totale degli interventi previsti dal Piano generale pari a circa 6.040 milioni di euro, la soluzione conduceva ad aprire alla concorrenza appalti per circa 3,160 miliardi di euro, pari al 53% circa del totale. Al Consorzio Venezia Nuova rimaneva assegnato il restante 47%, che si aggiungeva ai circa 2 miliardi di euro di interventi già assegnati al medesimo dal 1985 ad allora. Tale soluzione veniva accettata dal Commissario Bolkestein con nota del 25 marzo 2002, con successiva archiviazione della messa in mora.
Verso una maggiore sostenibilità.

Gli approfondimenti richiesti dal Consiglio dei Ministri con la Delibera del 15 marzo 2001 sono divenuti oggetto di tre diversi studi che sono stati approvati dal Comitato Tecnico del Magistrato alle Acque il 18 ottobre 2001. Il primo studio risponde alla Delibera per quanto riguarda la definizione delle configurazioni alle bocche lagunari in grado di ripristinare le capacità dissipative esistenti nei canali di bocca prima della realizzazione dei grandi interventi antropici. Il secondo studio affronta gli approfondimenti richiesti riguardo all’aumento del livello del mare per eustatismo e comprende la valutazione degli impatti delle nuove configurazioni sia sulla riduzione dei livelli di marea in laguna, e quindi sulla gestione delle paratoie e sulla portualità in presenza di eustatismo, sia sulla morfologia lagunare, sia sulla qualità delle acque lagunari. Il terzo studio risponde alla Delibera per quanto riguarda l’aggiornamento del piano generale degli interventi per il recupero morfologico della laguna anche in funzione di un aumento delle capacità dissipative dei canali di bocca.

Dopo l’approvazione da parte del Comitato Tecnico del Magistrato alle Acque le relazioni degli studi sono state consegnate a tutti gli enti competenti.

Il Consiglio dei Ministri del 15 marzo 2001

Luce verde definitiva al Mose: il governo decide.
Alla luce della decisione del Comitatone del luglio 2000, il 15 marzo 2001 si riunisce il Consiglio dei Ministri che doveva decidere in merito alla prosecuzione della progettazione del sistema Mose.
 
La Delibera si basa, fra le altre, su un'importante premessa: "che si manifesta una sempre maggiore convergenza degli studi internazionali sulle previsioni relative ai mutamenti climatici, che comportano un aumento costante e graduale della frequenza e dell'intensità delle acque alte e un aumento delle tendenze alla compromissione dell'equilibrio lagunare, e che questo richiede di procedere nella progettazione e pertanto di approntare fin d'ora progetti prontamente attuabili per interventi in grado di difendere i centri abitati lagunari anche dalle maree eccezionali, ispirati al massimo grado di flessibilità, e di contrastare le tendenze all'erosione della laguna".
 
Il Consiglio dei Ministri decide il passaggio alla definitiva progettazione esecutiva del sistema Mose, dopo un ulteriore stadio progettuale. La delibera recepisce, infatti, tutte le diverse istanze emerse durante la procedura di Valutazione di Impatto Ambientale e dalle relazioni del 31 dicembre 1999 del Gruppo di Lavoro dell'Ufficio di Piano.
 
Il Consiglio dei Ministri interviene anche in merito alla difesa dei centri urbani e delle insulae e ritiene opportuno innalzare le pavimentazioni a quota +120cm, in quanto si considera la difesa a +100cm non più sufficiente per garantire il livello di salvaguardia dalle acque medio alte. Così, nel successivo Comitatone del 6 dicembre 2001 si delibera di alzare la quota di difesa dei contri storici lagunari tendendo a +120cm e procedendo quindi all’aggiornamento del Piano generale degli interventi su questo punto.

Completamento della progettazione

Mo.S.E.: Il battesimo del fuoco del progetto Venezia.
Il 6 dicembre 2001 il Comitatone delibera all'unanimità che si dia corso al completamento della progettazione delle opere mobili per difendere Venezia e la laguna dal disagio delle acque alte più frequenti e dal rischio degli eventi più pericolosi e che contestualmente siano progettate le opere complementari richieste dalla delibera del 15 marzo 2001 che consentono di attenuare i livelli di alta marea in laguna. Gli interventi morfologici alle bocche proposti sono complementari alle opere mobili per le caratteristiche di flessibilità del progetto, perché ne migliorano l’efficacia e ne prolungano la vita utile. Il Comitatone ha delibera che tali opere siano progettate da subito e che si possa passare anche alla loro realizzazione graduale e per fasi, dopo attenti monitoraggi degli effetti e sulla base di un preciso computo dei costi rispetto ai risultati conseguiti.

Il 30 settembre 2002 il Consorzio Venezia Nuova, completata la  progettazione del sistema Mose e delle opere complementari alle opere mobili, consegna il progetto definitivo di tutto il sistema di difesa dalle acque alte, con l’adeguamento del progetto delle opere mobili e l’introduzione delle opere complementari e della conca di navigazione alla bocca di Malamocco. L’8 novembre 2002 il progetto è approvato dal Comitato Tecnico di Magistratura, sezione staccata del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici. Il 4 novembre 2002 la Commissione di VIA della Regione del Veneto esprime parere di Valutazione Ambientale positiva per i progetti delle scogliere di Malamocco e Chioggia (opere complementari).

I primi finanziamenti per il progetto arrivano il 29 novembre 2002, quando il CIPE, a valere sui limiti di impegno resi disponibili dalla legge 1° agosto 2002 n. 166, assegna 450 milioni di Euro al sistema Mose, finanziando così la prima tranche di lavori relativa al triennio 2002/2004.
 
Il 3 aprile 2003, il Comitatone (che si era anche riunito il 25 febbraio e aveva stabilito una dilazione dei tempi per consentire ai Comuni di Venezia e Chioggia di presentare il proprio parere sul progetto definitivo delle opere alle bocche di porto) decide all'unanimità il passaggio agli esecutivi e alla realizzazione del sistema Mose. Contestualmente recepisce anche le richieste del Comune di Venezia, espresse da un ordine del giorno del Consiglio Comunale del 1° aprile 2003 in undici punti che vengono perseguiti parallelamente alla realizzazione del sistema Mose, essendo stati giudicati da esso indipendenti (Delibera).
 
Il 14 maggio 2003, in una cerimonia alla Scuola Navale Militare di Venezia “Francesco Morosini”, il Presidente del Consiglio dei Ministri con alcuni tra i massimi rappresentanti delle Istituzioni presenti nel “Comitatone”, cioè il Ministro delle Infrastrutture e Trasporti, il Ministro dell'Ambiente, il Presidente della Regione Veneto, il Sindaco di Venezia, sancisce ufficialmente l'importanza della decisione assunta dal “Comitatone” del 3 aprile e il via al complesso dei lavori. I primi lavori per la realizzazione del sistema Mose iniziano con la costruzione della scogliera all'esterno della bocca di Malamocco e successivamente quelli per la scogliera di Chioggia.