DIFESA AMBIENTALE

Protezione di habitat lagunari e miglioramento della qualità delle acque.

Protezione e ricostruzione

La protezione e la ricostruzione di habitat lagunari.

Contrastare l’erosione trattenendo in laguna parte dei sedimenti che, per cause naturali o artificiali, si disperderebbero a mare o nella laguna stessa, è l'intento principale degli interventi per il recupero morfologico con i quali si intende ripristinare le funzioni ambientali, idrodinamiche e naturalistiche dei singoli elementi dell’ambiente lagunare, concorrendo a un complessivo riequilibrio dell’ecosistema. Si tratta di opere di manutenzione dell'ambiente lagunare che hanno comportato la ripresa, con sistemi tradizionali ma nuove tecnologie, della gestione ordinaria del territorio lagunare, parte integrante della cultura e della pratica quotidiana nei secoli passati e che, grazie alla costante e attenta osservazione degli esiti degli interventi, hanno assunto un sempre più accentuato carattere naturalistico e ambientale.

Gli interventi comprendono la ricalibratura dei canali lagunari, l’impiego dei sedimenti per la ricostruzione di velme e barene; la protezione delle barene in erosione; la rinaturalizzazione di aree lagunari bonificate, come nel caso delle casse di colmata; il sovralzo dei fondali per ridurre il moto ondoso e il loro consolidamento attraverso il trapianto di fanerogame. Di questo programma fanno parte anche i lavori per il ripristino delle sponde delle isole minori. Le aree di intervento vengono individuate anche sulla base di una serie di studi specifici che hanno consentito una suddivisione della laguna in aree omogenee definite a seconda delle locali condizioni idrodinamiche morfologiche, ambientali e funzionali. 
Le aree di intervento vengono individuate anche sulla base di una serie di studi specifici che hanno consentito una suddivisione della laguna in aree omogenee definite a seconda delle locali condizioni idrodinamiche morfologiche, ambientali e funzionali. Il ripristino, la ricostruzione e la protezione delle velme e delle barene hanno un'importanza fondamentale nel riequilibrio ambientale della laguna: esse favoriscono il ricambio idrico, moderano l'azione del moto ondoso, limitano la dispersione in laguna e la perdita in mare dei sedimenti. Particolare attenzione è stata pertanto rivolta a questo genere di interventi: ad oggi sono stati ricostruiti circa 1600 ettari di velme e barene con l'impiego di sedimenti idonei provenienti dal dragaggio dei canali, mentre le attività di dragaggio, eseguite al fine di ripristinare la vivacità del ricambio idrico, hanno interessato circa 200 chilometri di canali lagunari. In questo modo, oggi, si trattengono in laguna sedimenti riducendone la perdita verso il mare.

Il programma di recupero morfologico delle 12 isole minori è teso ad arrestarne il processo di erosione e di degrado, soprattutto attraverso interventi di risanamento e stabilizzazione degli argini. Gli interventi comportano il recupero morfologico ma anche architettonico e funzionale delle isole. L'obiettivo non è dunque solo dotare le isole di una conterminazione stabile e definitiva, ma è anche quello di un generale riassetto morfologico dell'area inteso secondo un significato più ampio e una valenza specificatamente ambientale.

La gestione dei sedimenti

Il futuro di Venezia passa dal Protocollo Fanghi.
L’attuazione degli interventi previsti nel cosiddetto Piano Europa è fortemente condizionata dai criteri per il riutilizzo dei sedimenti di dragaggio indicati nel protocollo recante Criteri di sicurezza ambientale per la escavazione, il trasporto e il reimpiego dei fanghi estratti dai canali di Venezia, in breve “Protocollo Fanghi” sottoscritto l’8 aprile del 1993 da Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, Comune di Venezia, Comune di Chioggia, Provincia di Venezia, Regione del Veneto e l’allora Magistrato alle Acque di Venezia.

Nell’ambito di detto Protocollo sono stati definiti specifici limiti al riutilizzo dei sedimenti, per interventi di recupero e ricostruzione morfologica, che obbligano al rispetto di valori tabellari di concentrazione di alcuni inquinanti chimici.

Il Protocollo Fanghi definisce le possibili destinazioni, in laguna (per interventi di recupero e ricostruzione morfologica) e fuori laguna, delle terre di dragaggio classificate in quattro classi (A, B, C ed oltre C); adottato nel 1993 in via sperimentale con validità di 365 giorni il Protocollo non è mai stato formalmente rinnovato né prorogato ed è diventato prassi consolidata fino alla realizzazione dell’isola delle Tresse, costruita per accogliere i sedimenti dragati dai canali portuali.
I criteri di classificazione del Protocollo sono esclusivamente di tipo chimico e basati su un numero esiguo di parametri; inoltre, la definizione del possibile uso dei sedimenti è rigida e impostata su uno schema “pass/fail” (superamento o meno delle soglie chimiche) limitando fortemente la possibilità di riutilizzo dei sedimenti dragati nelle fasi di manutenzione dei canali portuali e lagunari che sono di classe B, classe a cui appartiene oltre il 95% dei sedimenti della laguna di Venezia.

L’emanazione delle successive normative ambientali sia a livello europeo con la Direttiva 2000/60/CE, sia a livello nazionale, nonché l’aumentata disponibilità di dati e metodi scientifici per la valutazione della pericolosità dei sedimenti in ambienti lagunari, rende ormai evidente l’esigenza di revisione dei criteri di gestione dei sedimenti che deve essere orientata al principio di sostenibilità, ovvero al mantenimento delle funzioni svolte dal sedimento lagunare e della sua capacità di fornire servizi ecosistemici.

In tale contesto, il Provveditorato Interregionale per le OO.PP. del Triveneto, ai sensi della Legge 241/90, ha ritenuto di procedere attraverso la convocazione di una Conferenza dei Servizi tra i firmatari del Protocollo Fanghi, nell’ambito della quale presentare il succitato documento di indirizzi ed avviare così un confronto per la condivisione di nuovi criteri per la gestione dei sedimenti lagunari.

La prima seduta della Conferenza dei Servizi si è tenuta il 7 aprile 2016 e tutti gli enti partecipanti hanno manifestato la loro disponibilità ad avviare un percorso per il superamento del Protocollo.
Successivamente è stato costituito un Gruppo di Lavoro (esperti del Provveditorato, esperti dell’Università Ca’ Foscari di Venezia, ARPAV, ISPRA, Autorità di Bacino, Regione del Veneto) che, nell’ambito di uno specifico Tavolo Tecnico, ha valutato congiuntamente la possibilità di adattare/estendere le linee guida attuative previste dal D.M. 173 del 15 luglio 2016 “Regolamento recante modalità e criteri tecnici per l’autorizzazione all’immersione in mare dei materiali di escavo di fondali marini” alla laguna di Venezia. Infatti, malgrado sia concepito per il conferimento in mare aperto o in aree confinate, il D.M. 173/2016 si presta ad essere esteso a lagune semichiuse e/o conterminate tipo la laguna di Venezia.

Monitoraggio degli effetti

Analisi dei dati e valutazione dei risultati dei cantieri del MOSE.
Contestualmente all’apertura dei cantieri delle opere di regolazione delle maree alle bocche di porto, il Magistrato alle Acque, attraverso il suo concessionario Consorzio Venezia Nuova, ha attuato sin dal 2004 un programma di monitoraggio degli effetti diretti e indiretti dei cantieri sulle matrici ambientali e sull’economia dei settori potenzialmente impattati dall’esecuzione delle opere. La scelta degli ambiti e dei parametri da controllare si è basata sullo Studio di Impatto Ambientale (SIA), ed è stata aggiornata alla luce delle normative nazionali e internazionali intervenute dopo la stesura del SIA e alla luce dei risultati mano a mano conseguiti dai monitoraggi.
Il monitoraggio si è svolto nel corso di 13 annualità (2004-2018) attraverso altrettante fasi dello Studio B.6.72: “Attività di rilevamento per il monitoraggio degli effetti prodotti dalla costruzione delle opere alle bocche di porto lagunari” che il Magistrato alle Acque ha attivato per il tramite del proprio Concessionario il quale ha a sua volta affidato l’esecuzione delle attività al CO.RI.LA. (COnsorzio per il coordinamento delle RIcerche inerenti al sistema LAgunare di Venezia).

Il piano di monitoraggio sugli effetti dei cantieri per le opere mobili ha interessato numerose componenti biotiche, abiotiche e socioeconomiche. Il piano di monitoraggio adottato si conforma pienamente a quanto indicato nelle “Linee guida per il progetto di monitoraggio ambientale”, proposte nel 2003 dalla Commissione Speciale di Valutazione di Impatto Ambientale del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio, in particolare per quanto riguarda: l’integrazione dei dati ottenuti dal monitoraggio dei fattori abiotici (ad es. emissione di polveri, generazione di rumori, produzione di materiale in sospensione, ecc.) e biotici, la frequenza temporale di monitoraggio adottata e la struttura organizzativa e informativa utilizzata.
Le frequenze e le tipologie di indagine sono state sempre ottimizzate in funzione delle attività previste nei cantieri alle bocche; i parametri da monitorare sono stati suddivisi in diretti e indiretti.
Per parametri “diretti” si intendono quei parametri per i quali esiste una relazione sufficientemente chiara di causa-effetto tra disturbo generato dalle attività di cantiere e impatto prodotto e che possono evidenziare rapidamente una situazione di stress. Tali parametri sono:

  • Torbidità: rilievi in continuo su 4 stazioni fisse (2 a Malamocco e 2 a Chioggia) e monitoraggio della produzione della torbidità nelle aree prossime ai cantieri, del trasporto solido e dell’idrodinamica in sezioni caratteristiche delle bocche di porto.
  • Livelli di falda: valutazione della variazione a seguito delle operazioni di pompaggio previste dai cantieri per 6 mesi a Cà Roman (bocca di Chioggia) per la valutazione del ripristino delle condizioni iniziali a seguito dell’interruzione del dewatering avvenuto il 10/03/2014.
  • Rumore: monitoraggio in concomitanza delle lavorazioni particolarmente rumorose che ha permesso di segnalare la presenza di situazioni critiche nelle aree naturalisticamente di pregio e nelle aree residenziali.
  • Aria: monitoraggio degli agenti chimici presenti nell’area e nelle polveri sospese dalle attività di cantiere: polveri (PM10), metalli nel PM10, IPA; inoltre è stata prevista un’attività di simulazione modellistica della dispersione in atmosfera di gas e polveri dalle attività di cantiere.
Per parametri “indiretti” si intendono quei parametri che, seppur di notevole interesse ambientale, non si prestano a dirette relazioni causa-effetto perché possono manifestare situazioni di stress in tempi successivi alla realizzazione delle attività di cantiere o per cause anche diverse dalle attività di cantiere. Tali parametri sono:
Ecosistemi di pregio
Praterie a fanerogame: tutti gli anni è stata effettuata la mappatura delle praterie presenti alle tre bocche, rilievi delle condizioni generali delle praterie, verifica dell’effetto margine, modellazione matematica idro-morfodinamica delle praterie.

  • Avifauna: tutti gli anni sono stati effettuati rilievi su transetti e punti di ascolto alle tre bocche di porto, monitoraggio di limicoli e sterne in laguna, approfondimenti su specie target.
  • Vegetazione terrestre: tutti gli anni è stato effettuato il monitoraggio floro vegetazionale; dal 7° anno si è introdotto il monitoraggio della falda superficiale nelle aree a vegetazione spontanea, mentre è terminata l’analisi degli aspetti fitosociologici e floristici presso San Felice.
  • Tegnue: per i primi 4 anni.
  • Invertebrati terrestri - coleotteri: a partire dal 2° anno è stata effettuata l’analisi della struttura delle comunità entomologiche presenti.
  • Pozze di sifonamento: a partire dal 2° anno sono state effettuate campagne di monitoraggio degli invertebrati delle pozze di sifonamento presenti alla bocca di Malamocco.
  • Macrozoobenthos: a partire dal 5° anno è stato effettuato il rilievo e la valutazione delle comunità presenti in stazioni alle tre bocche di porto.
  • Ittiofauna: a partire dal 9° anno presso la bocca di Lido.
Economia della pesca
Monitoraggio economico dei mercati ittici: per i primi 5 anni.
Monitoraggio socio-economico del settore mediante interviste agli operatori: fino al 9° anno.

  • Monitoraggio banchi di Chamelea gallina (vongola di mare), tutti gli anni.
Economia del turismo
  • Effetti sul turismo: per i primi 4 anni.
Ogni anno sono stati condotti i monitoraggi delle singole matrici per verificarne l’andamento durante l’esecuzione delle lavorazioni nei cantieri. Qualora dai monitoraggi in corso fossero emerse delle criticità relativamente ai parametri misurati si è sempre provveduto ad attivare apposite “procedure di anomalia” per verificarne la causa e prescrivere, se necessario, delle misure di mitigazione degli effetti.
Su indicazione del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare è stata definita una procedura di feedback per la gestione delle anomalie, qualora si si fossero verificate situazioni di criticità a causa del superamento dei livelli di soglia definiti per ciascun parametro. La procedura si può cosi sintetizzare:

  • CORILA comunicava al Provveditorato (ex Magistrato alle Acque) e al Consorzio Venezia Nuova l’accertata situazione di criticità attraverso l’invio del “Rapporto di Anomalia”, eventualmente accompagnato da suggerimenti per la realizzazione di accorgimenti e/o sistemi di mitigazione tesi a eliminare o diminuire il ripetersi di altre similari anomalie;
  • il Direttore Lavori del monitoraggio, dopo aver acquisito dalla Direzione lavori dei cantieri il riscontro in merito al superamento del livello di soglia segnalato e agli eventuali provvedimenti di mitigazione attuati, lo ha trasmesso al CORILA;
  • CORILA verificava l’efficacia delle misure di mitigazione attuate e produceva un “Rapporto di chiusura anomalia” se i problemi erano stati risolti.

Verifica e validazione dei monitoraggi

Un processo rigoroso per garantire la qualità dei dati ambientali.
La Commissione Europea, nell’ambito della procedura di infrazione 2003/4763 sul progetto Mo.S.E. ha richiesto, relativamente al progetto MOSE, che "le attività connesse al monitoraggio siano sotto la responsabilità di un Ente indipendente da quello coinvolto direttamente o indirettamente nell'esecuzione dei lavori". A tale proposito il Governo Italiano ha proposto il coinvolgimento dell'ISPRA Istituto Superiore per la protezione e la Ricerca Ambientale nell’attività di verifica e validazione dei monitoraggi e tale coinvolgimento, accettato dalla Commissione Europea, è stato definito nell'ambito dell'Accordo di Programma firmato tra Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, Magistrato alle Acque di Venezia e Regione Veneto (Dicembre 2008) e successivamente formalizzato nell'Accordo sottoscritto tra Ministero delle Infrastrutture e Trasporti - Magistrato alle Acque di Venezia, Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare e ISPRA in data 13/07/09 per la durata di 3 anni, successivamente estesi fino alla fine del 2012.

In base al suddetto Accordo di Programma, ISPRA ha svolto fino a dicembre 2012 le attività di predisposizione del Piano di monitoraggio delle misure di compensazione, nonché la verifica e la validazione dei monitoraggi degli effetti dei cantieri alle bocche di porto relativi agli Studi B.6.72 B/1, B/2, B/3, B/4, B/5, B/6, B7, e parte del B/8).
A partire dal 2013, lo svolgimento delle attività di validazione e controllo sono state affidate alla Regione del Veneto nell'ambito dell'Accordo di Programma regolante le modalità di verifica dei monitoraggi dei cantieri del MOSE e delle misure di compensazione, conservazione e riqualificazione ambientale nel rispetto delle direttive e prescrizioni comunitarie, sottoscritto in data 17 giugno 2013 tra Ministero delle Infrastrutture e Trasporti - Magistrato alle Acque di Venezia, Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare e Regione del Veneto.

compensazione e conservazione

Il Piano delle misure di compensazione, conservazione e riqualificazione ambientale.
Sono in corso di realizzazione le misure di compensazione ambientale connesse con la costruzione delle opere mobili alle bocche di porto della Laguna di Venezia, per dar corso all’impegno che il Governo Italiano si è assunto nei confronti della Commissione Europea.
Nell’ambito, infatti, della procedura di infrazione 2003/4762, è stato predisposto  il Piano delle misure di compensazione, conservazione e riqualificazione ambientale dei SIC IT3250003; IT3250023; IT3250031; IT3250030 e della ZPS IT3250046, che ha recepito le indicazioni e i suggerimenti del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare. Il Piano è stato trasmesso alla Commissione Europea dal Governo Italiano con nota del 19 ottobre 2007 prot. n. 9104.
La Commissione Europea ha deliberato, il 14 aprile 2009, l’archiviazione della procedura d’infrazione.
Le misure di compensazione sono state  suddivise, come suggerito anche dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, in due categorie principali:

  • la categoria 1, che fa riferimento a tutte le misure direttamente riconducibili alle finalità di compensazione previste dalla Direttiva 92/43/CEE;
  • la categoria 2, che comprende tutti gli interventi proposti che, pur non essendo direttamente riconducibili alle finalità di compensazione, hanno una spiccata valenza positiva sul miglioramento del sistema lagunare di habitat e specie.
Rientrano nella categoria 1:

  • ricostituzione di velme e barene;
  • trapianti di fanerogame marine;
  • costituzione di nuovi habitat litoranei;
  • interventi di riqualificazione delle aree di cantiere;
  • ampliamento dei SIC e designazione delle ZPS;
  • interventi di valorizzazione ambientale dei litorali veneziani;
  • interventi di valorizzazione delle aree costiere prospicienti alle bocche di porto della laguna di Venezia.
Rientrano invece nella categoria 2 tutti gli interventi di riqualificazione della ZPS IT3250046.
Le misure di compensazione sono state attivate con le tranche di finanziamenti disponibili, dando la priorità alle opere nella categoria 1. Attualmente sono in corso di realizzazione tutti gli interventi, a eccezione di quelli di “costituzione di nuovi habitat litoranei” e di alcuni relativi alla “riqualificazione delle aree di cantiere” che sono subordinati al completamento delle opere alle bocche. Sono avviate tutte le misure di categoria 2, a eccezione dell’intervento di recupero del Forte di San Felice a Chioggia e dell’area di Forte San Pietro a Pellestrina.
Per ogni singola misura compensativa proposta devono essere effettuate opportune attività di monitoraggio al fine di verificare il successo della stessa e, in caso contrario, apportare eventuali misure correttive. Le attività di monitoraggio devono tenere conto di quanto già attivato dalla Regione del Veneto relativamente alle specifiche tecniche, agli indicatori e alle metodologie da seguire.
A seguito di opportuni confronti tra tecnici del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare e della Regione del Veneto, è stato predisposto un Piano di monitoraggio degli interventi di compensazione coerente con le finalità delle Direttive “Habitat” ed “Uccelli” finalizzato al raggiungimento e al mantenimento di uno stato di conservazione favorevole per tutti gli habitat e specie di interesse comunitario.
Commissione Parlamentare d'inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti

Arresto del degrado

Discariche abusive e canali inquinati vengono bonificati per un futuro più sostenibile

I lavori di marginamento e messa in sicurezza delle discariche abbandonate hanno il doppio scopo di arginare il rilascio di inquinanti e, laddove possibile, riconvertire le aree per usi pubblici.
Sono 17 le discariche individuate nel bacino lagunare e una buona parte di queste è stata utilizzata fino agli anni Settanta in modo incontrollato. La pioggia e le maree hanno poi contribuito alla dispersione dei residui inquinati in laguna. Oggi il materiale inquinato viene totalmente isolato, bloccando definitivamente il rilascio di inquinanti nelle acque della laguna. Gli interventi di messa in sicurezza hanno interessato 7 discariche: tra queste Passo Campalto in laguna centrale, l'isola dell'ex-Inceneritore, a ridosso del centro storico, quella delle Trezze, davanti a Marghera e quella di Val da Rio, vicino a Chioggia per una superficie totale di 320 ettari.

Nell’area di Porto Marghera sono in corso interventi per asportare dai fondali dei canali industriali le sostanze inquinanti, residuo della produzione, ed eliminare così una grave fonte di contaminazione dell'ambiente: sono stati asportati 322.000 metri cubi di sedimenti inquinati. Gli interventi consistono nel dragaggio, nel trasporto e nella messa a dimora dei sedimenti inquinanti, residuo delle produzioni industriali. Mediante la precisa caratterizzazione degli inquinanti da un punto di vista chimico, fisico e batteriologico vengono di volta in volta identificate aree di scavo per sedimenti omogenei. A seconda della qualità dei fanghi, infatti, la normativa prevede diversi tipi di discarica e procedura di trattamento. Sempre a Marghera, sono in corso interventi per la messa in sicurezza delle sponde dei canali industriali per impedire la dispersione in laguna dei contaminanti contenuti nel suolo, che a oggi hanno uno sviluppo di 40 chilometri.

Lungo la gronda lagunare sono state realizzate aree umide di fitodepurazione per ripristinare la capacità depurativa e molte delle caratteristiche ambientali della fascia perilagunare, un tempo caratterizzata da boschi, stagni, paludi e acquitrini d’acqua dolce. Gli interventi consistono nel ricostruire, in prossimità delle foci lagunari, zone umide di transizione tra terraferma e laguna in cui piante acquatiche e non, oltre a comunità di organismi biologici, assorbono in modo naturale notevoli quantità di azoto e fosforo che altrimenti verrebbero immesse in laguna. Gli interventi interessano in totale 39 ettari. L'abbattimento degli inquinanti avviene nel bacino di sedimentazione e, soprattutto, nell'area a flusso superficiale. Il bacino di espansione diventa necessario quando si ritiene importante assicurare al sistema le capacità di far fronte a eventi di piena, e relative punte di carico inquinante, mantenendo la sua efficacia depurativa. Il bacino di fissaggio, infine, è particolarmente importante per i suoi aspetti ricreativi e paesaggistici. Il sistema di fitodepurazione può essere realizzato in modo "geometrico" o "naturalistico". La seconda soluzione si ritiene più adatta per realizzare, almeno parzialmente, anche il ripristino della fascia umida di transizione tra terraferma e laguna.

In tutta la laguna, a partire dal 1989 si svolgono periodiche campagne di raccolta selettiva delle macroalghe che per oltre il 90% al genere Ulva. Dal 1989 a oggi sono stati raccolti 221.000 metri cubi di alghe.