ATTI DI SALVAGUARDIA

Piano generlae degli interventi.

I problemi: acque alte, erosione, inquinamento

I problemi

Negli ultimi secoli una serie di fenomeni naturali e di fattori dovuti a interventi dell’uomo ha alterato l’ambiente lagunare. Nel corso del tempo, subsidenza ed eustatismo hanno profondamente modificato il rapporto tra terra e acqua e provocato un abbassamento del suolo di circa 25 centimetri solo negli ultimi cento anni. Poco, in apparenza; tantissimo in realtà per città costruite a pelo d’acqua. Gli interventi per la deviazione dei fiumi dalla laguna (dal XIV fino al XIX secolo), per contrastare il problema dell’interramento, hanno quasi completamente eliminato il rifornimento di sabbia e sedimenti dall’entroterra; così come tra ‘800 e ‘900 la costruzione dei moli foranei alle bocche di porto, per assicurare il transito delle navi moderne, ha ridotto anche l’apporto di sabbia dal mare.
 
Nel secolo scorso, inoltre, la creazione del polo petrolchimico di Porto Marghera ha prodotto un gravissimo inquinamento delle acque e dei fondali, mentre lo scavo di profondi canali di navigazione ha determinato significative modifiche nell’idrodinamica lagunare. Alla fine del ‘900 il sistema lagunare ha dovuto affrontare una molteplicità di problemi, con origini antiche o con cause recenti:

  • l’aumento delle acque alte per cui sempre più spesso, nei mesi autunnali e invernali, Venezia, Chioggia e altri centri urbani lagunari vengono completamente allagati;
  • l’erosione dei litorali con la graduale scomparsa delle spiagge, essenziali per proteggere gli abitati costieri dalle mareggiate;
  • il degrado dell’ambiente per il peggioramento della qualità di acqua e sedimenti e per la perdita di habitat propri dell’ecosistema, come barene e bassifondali.

Aumento delle acque alte

Nel corso degli anni la frequenza degli eventi di alta marea è aumentata: a Venezia, la media annuale degli eventi uguali o superiori a +80 cm, è passata da circa 10 casi nella prima metà del Novecento, a oltre 40 casi nella seconda metà, fino a raggiungere quasi 60 casi negli ultimi cinque anni. All’inizio del 1900 la media degli allagamenti delle parti più basse della città (calcolata su 100 anni) era di 90 eventi. Oggi è di 3.900. Le acque alte si verificano per lo più nei mesi invernali (l’80% circa fra ottobre e febbraio), quando cioè sono più frequenti le perturbazioni cicloniche e le basse pressioni, con una durata media di circa 3 ore.
 
Il rischio dell’evento estremo è sempre presente. L’alluvione più violenta e drammatica che i veneziani ricordino è quella del 4 novembre 1966, quando l’acqua raggiunse i +194 cm sul mareografo di Punta della Salute. Quel giorno, il mare, sospinto da un forte vento di scirocco, sfondò il litorale a Pellestrina e a S. Pietro in Volta e si riversò in laguna. Venezia, così come gli altri centri lagunari, fu completamente sommersa da un metro d’acqua. I danni furono incalcolabili. Emerse allora la consapevolezza che la sopravvivenza stessa della città non sarebbe mai più stata certa se non si fosse intervenuti per difenderla.
 
All’inizio del 1900, un evento come quello del 1966 aveva un periodo di ritorno di 1000 anni (era cioè quasi impossibile). Lo stesso evento, oggi, può verificarsi ogni 140 anni e con un innalzamento del livello del mare di 20 cm, ogni 40 anni. Dunque, gli eventi estremi non sono più probabilità remote, ma certezze matematiche. L’unica variante indefinita è quando e come si presenteranno. Venezia, infatti, si è infilata nella "fascia intermareale", non ne è più al di sopra come quando fu edificata: una massiccia documentazione statistica sulle acque medio alte ne è la dimostrazione scientifica.
Il verificarsi del fenomeno delle acque alte è legato principalmente a due componenti che influenzano, su scale temporali differenti, il livello del mare: l’innalzamento temporaneo del livello marino per effetto combinato della marea astronomica e della componente meteorologica e l’abbassamento relativo del suolo rispetto al livello medio del mare, per effetto di due fattori agenti su lunga scala temporale: la subsidenza (abbassamento del suolo) e l’eustatismo (innalzamento del mare).
 
La subsidenza nell’area lagunare ha due componenti: una naturale ed una antropica. Il processo naturale in questo secolo ha complessivamente causato una perdita di livello di circa 4 cm, notevolmente aggravata dalla componente antropica, consistita soprattutto nello sfruttamento delle risorse idriche sotterranee, operato per scopi industriali a partire dagli anni Trenta. Il prelevamento delle acque di falda ha provocato diminuzione di pressione nel sottosuolo e quindi una compattazione del suolo stesso. La fase più critica di questo processo è iniziata negli anni cinquanta ed è peggiorata fino al 1970, con un abbassamento medio del suolo di oltre 12 cm a Marghera e di 8 cm a Venezia. Da allora si è bloccato lo sfruttamento delle risorse idriche di origine artesiana ed il risultato è stato un rapido incremento di pressione nelle falde con conseguente piccolo, ma importante recupero altimetrico del suolo.
 
L’eustatismo è legato alle modifiche climatiche del globo terrestre. Durante i periodi freddi, le precipitazioni vengono trattenute sui continenti sotto forma di ghiacci e di conseguenza il livello del mare si abbassa; il contrario avviene nei periodi caldi. Dopo l’ultima glaciazione (circa 15000 anni fa), il riscaldamento dell’atmosfera provocò un sensibile aumento del livello del mare. Nel corso dell’ultimo secolo la risalita eustatica per la città di Venezia, indipendentemente dalla sua subsidenza, è in media 1,27 mm/anno.

Erosione dei litorali

Il cordone litoraneo costituisce, per la laguna di Venezia, la prima e naturale difesa dal mare. Ma questa barriera si è progressivamenre indebolita negli ultimi secoli, esposta com’è a un processo di graduale erosione. Lungo tutto il cordone litoraneo esiste uno squilibrio tra il processo di ripascimento e quello erosivo, con netta prevalenza di quest’ultimo. Si tratta di un fenomeno precisamente quantificato e localizzato attraverso campagne di rilievi e monitoraggi, ma in molti casi immediatamente visibile: i litorali si assottigliano progressivamente. Ciò ha determinato il generale arretramento della linea di costa e la scomparsa degli arenili e del cordone di dune che costituiva una importante difesa per i territori e gli abitati retrostanti, che oggi sono pericolosamente vicini al mare.
 
Le cause del generale processo di indebolimento dei litorali sono note, molteplici e quasi sempre correlate. Innanzitutto il cordone litoraneo risente di fenomeni naturali, quali le mareggiate, l’innalzamento del mare e la subsidenza. Ma la situazione di oggi è anche, per certi aspetti, il risultato non previsto degli interventi eseguiti dall’uomo in passato, come, tra gli altri, la costruzione dei murazzi o dei moli foranei, oppure l’uso indiscriminato del territorio. Un tempo, ad esempio, i litorali erano alimentati dai materiali solidi e dai sedimenti che i fiumi versavano in mare e che le correnti costiere depositavano a riva. Nel corso di questo secolo, la quantità degli apporti dei fiumi si è drasticamente ridotta. Allo stesso tempo, le mareggiate e l’effetto combinato di onde e maree continuano a sottrarre sabbia alle spiagge esistenti. Ma anche la presenza umana ha assunto carattere invasivo in molti tratti del litorale, basti pensare ai campeggi e agli abitati a ridosso del cordone di dune, attraversate da automobili e motociclette, o il sovraffollamento delle spiagge nei periodi estivi.
 
A causa dell’erosione, il cordone litoraneo si fa sempre più sottile e più fragile, e i centri urbani e i numerosi insediamenti turistici della costa veneziana sono sempre più esposti alla minaccia del mare. La protezione e l'adeguamento del litorale hanno pertanto assunto un carattere di necessità e di urgenza, tanto che nelle aree maggiormente critiche si sono resi necessari interventi di rinforzo e costruzione di nuove, ampie spiagge.

Degrado morfologico e ambientale

Gli effetti più evidenti dell’attuale dinamica dei sedimenti in laguna è la graduale scomparsa degli elementi morfologici specifici dell’ecosistema. Questa tendenza si osserva in particolare con l’interramento dei canali, con il degrado delle sponde delle isole e soprattutto con la drastica riduzione della superficie di velme e barene (ridottasi da circa 115 km2 a circa 40 km2, dall’inizio dell XIX secolo a oggi). La progressiva scomparsa delle barene ha avuto conseguenze dirette sulla funzionalità idrodinamica del bacinmo lagunare, la riduzione di habitat importanti sia per le specie alofile, sia per l’avifauna, oltre che una alterazione della conformazione caratteristica della laguna e del paesaggio. Una volta innescato, il processo erosivo tende ad autoalimentarsi, perché l’approfondimento generale dei bassifondi causa un aumento rilevante del moto ondoso, che a sua volta determina un’erosione sempre maggiore. Questi fenomeni, se lasciati progredire, sono destinati a trasformare la laguna, come detto, in un braccio di mare, con conseguenze negative sia sull’ecosistema che sulle attività umane.
Le principali conseguenze sono il degrado complessivo della qualità ambientale e la perdita di capacità di autodepurazione della laguna; la riduzione della varietà delle specie animali e vegetali; l’aumento del rischio di danno alle rive e alle murature dei abitati; l’aumento delle difficoltà della navigazione interna.

Le soluzioni

Il Piano generale degli interventi mira a proteggere Venezia e la sua laguna dalle acque.
Il Provveditorato Interregionale per le Opere Pubbliche del Triveneto realizza, tramite il Consorzio Venezia Nuova, l’insieme delle attività, di competenza dello Stato, finalizzate alla salvaguardia fisica e ambientale di Venezia e della laguna. Le attività fanno riferimento a un “Piano generale degli interventi” che coniuga la protezione del territorio dagli allagamenti con la tutela dell’ecosistema, attraverso linee di azione distinte ma in reciproca relazione:

Il Piano degli interventi, che è richiamato dalla legislazione speciale per Venezia, è definito dal Comitato misto di indirizzo, coordinamento e controllo ex legge 798/84 (“Comitatone”), dove sono rappresentate le Istituzioni nazionali e locali competenti. Le attività realizzate e in corso costituiscono il più importante programma di difesa, recupero e gestione dell’ambiente che lo Stato abbia mai attuato al mondo.